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L’essenza della raccolta poetica di Marco Saya è il viaggio dentro la vita, la vita del nostro presente. Un viaggio in cerca di verità in cui “i sentimenti liberano/una rabbia urlata/alla solitudine del vento” svincolando così quella parte d’esistenza pura, quella che fugge ai gesti vuoti della monotona e meschina quotidianità, quella che rimane ancorata alle serrature del tempo per aprirne dei varchi e respirare l’esistenza ed il suo senso ultimo in modo autentico. Attraverso la poesia Marco Saya libera se stesso, come un verso, come un grido necessario, come un frammento di tempo e di mondo sottratto all’ipocrisia degli uomini. La sua poesia dà così voce al coraggio, l’unico che può farci sentire ancora vivi, ancora in grado di pulsare, di sentire la nostra essenza fino a comprenderla e a comprenderci come parte del mondo. Perché dell’umanità condividiamo tutti lo stesso destino, un destino di guerra, di povertà morale, sempre più artefici, vittime e spettatori insieme di scempi alla dignità dell’uomo e della natura. Perché per essere umani abbiamo tutti bisogno di renderci consapevoli e responsabili di quello che ci circonda, in un gesto di coraggio che diventa presto necessità, necessità di volare oltre il cielo, sopra le nubi per trovare lì la pace, l’approdo, la libertà, noi uomini come gabbiani in cerca di vita.
“Anche i bianchi gabbiani non trovano più pace. La civiltà ha deturpato la natura, gli spazi si restringono e LORO volano sempre più in alto, sopra le nubi, unico approdo allo scempio dell’umano” (da I senza tetto).
Lo sguardo di Marco Saya si posa con acuta sensibilità sul mondo e sulla nostra società che osserva senza indugi, senza sospensioni del pensiero e slanci di vuoto lirismo ma trasformando con determinazione il pensiero in parola e la parola in atto. Un atto cosciente del significato e del valore della parola che diretta ed essenziale arriva dritta al centro dell’umanità e si fa denuncia, si fa vera, si fa poesia. Quella poesia che oggi, come vorrebbe il grande poeta Edoardo Sanguineti – la cui lezione e “ideologia” poetica non è estranea all’autore -, dovrebbe recuperare il suo legame intrinseco con la contemporaneità e farsi esperienza reale del nostro tempo. La poesia di Marco Saya sembra muoversi proprio sulla linea del pensiero poetico di Edoardo Sanguineti al fine di far recuperare il valore e la responsabilità sociale e civile al poeta e alla poesia.
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