Ferruccio Pellegrini
Studio Ferro
 
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pour l'Art et de Créativité…
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Italia (Italie) 




poetica

Dall’intuizione alla creatività. Dalla creatività all’immaginazione. Dall’immaginazione alla scienza. Dalla scienza alla co-scienza. Dalla coscienza al mito. Dal mito alla consapevolezza.

Un percorso, lungo molti anni, che mi ha portato a rivalutare la pratica di risvegliare la creatura mitica che giace all’interno di ognuno di noi, e a dialogare spesso con lei, rinnovando e attualizzando costantemente questo rapporto.
Sì, perché la passione, qualunque passione si dispieghi con costanza nell’arco di una vita, è mito: mito puro, all’ennesima potenza.
Il rapporto arte/scienza, creatività e metodo, nel procedere scientifico e in quello artistico, come soggetto di una ricerca e oggetto di una indagine estetica ed artistica, è anch’esso mito.
Dopo aver constatato che non esiste un unico metodo nel procedere delle scienze, né la ”obbiettività”, né la “verità“, ma idee, anche tra loro contradditorie o incoerenti, sbalzi, immaginazione, intuizioni totalmente soggettive (e molto altro) e che, quindi, il procedere nella scienza e nell’arte è, in profondità, molto più vicino di quanto non possa apparire ad un primo approccio, mi sono dato da fare per evidenziare possibili parallelismi ed analogie, privilegiando lo ‘stato’ del creatore, del pensatore, del pittore, piuttosto che accentuare le differenze sui mezzi espressivi adottati poi, anche se questi, ma solo in parte, condizionano le procedure stesse del pensare e dell’immaginare.
Dopo quadri e quadri, immagini e scritti, sono giunto alla riconsiderazione piena della dimensione mitica. Ci appartiene: senza di essa perdiamo la nostra identità, lungo le centinaia di migliaia di anni, risalendo a ritroso fino ai nostri primi progenitori.
L’uomo stesso è una creatura mitica: è animato da uno spirito mitico, è motivato da uno spirito mitico, cerca un significato mitico e una realizzazione mitica per la sua vita, per avvertirla come compiuta o, perlomeno, degna di essere vissuta.
Ogni visione, ogni intuizione, ogni idea che ci si inventa e si cerca poi di realizzare, ha una componente mitica che risuona al nostro interno come un diapason sottile: sentiamo una risonanza, una amplificazione, una sintonia, che ci fa star bene.
Il mito è dentro di noi, e anima ogni nostra iniziativa, dalla conquista della Luna, inventandoci i mezzi per realizzarla, alla genetica attuale, con la mappatura del codice e le ricerche sulle staminali, fino alla ‘procreatica’, da un lato, e l’universo pluridimensionale con l’ipotesi di progettare una macchina in grado di attraversarne una porzione, dall’altro.

La coscienza e la consapevolezza del mito sono la vera griglia interpretativa su cui rosolare le nostre fantasie, le nostre ipotesi, e tutte le nostre realizzazioni.
Le battaglie tecniche, specialistiche, difficilissime, trovano il loro pieno significato e anche l’energia per continuare, nonostante le molte delusioni, proprio in questo quadro. Con questo sfondo.
Cosa potrà mai animare le costanti ricerche di una mia vecchia amica biologa intenta a indagare, da anni, sulle mucose dell’intestino dei topi, se non l’idea di una biologia medica ‘mitica’, in grado di assicurare un domani una possibile salute gastroenterologica eterna del nostro apparato, immune da tumori e aggressioni mortali? Il riferimento al ‘bios’, alla vita, al concetto mitico di ‘vita’, è un propulsore inevitabile.

E’ sempre l’eterno problema, mitico, di sollevare il coperchio del ‘vaso di Pandora’, di scoprire l’arcano, di individuare la chiave che ci schiuda le porte della Creazione, in tutti i sensi: dall’origine della vita a quella delle idee, dalla riproduzione/combinazione di un costrutto materiale a quella di uno mentale. Fino all’opera d’arte.
E’ la possibilità di avere di fronte a sé un testo complicato (con pieghe,’pliche’) e di poterlo, magicamente e intuitivamente, spiegare (letteralmente ‘stirare le pieghe’) renderlo chiaro, compiuto, leggendolo per intero.
Dato che tutta la vita ci è data con pieghe, anfratti, accenni, incertezze , suggestioni ed infinite potenzialità, ecco perché ci affanniamo tanto a ‘spiegare’, nel tentativo di scoprire il testo ‘unico’, quello intero, il foglio piegato a fisarmonica che lascia intravedere qualche riga e che, finalmente stirato, ci dà la visione dell’intero discorso.

Tutto ciò non è forse mito? E tutto questo non ci aiuta forse a continuare, a proseguire, in ogni nostra ricerca per aggiungere un tassello importante al mito, cioè a noi stessi, dato che il mito è dentro di noi e determina ogni nostro agire con una o più delle sue molte forme?
Il lavoro degli ultimi due anni approda a una visione del mondo, al ‘racconto della vita’, e alla sua rappresentazione ,
dove il dipanarsi e l’articolarsi delle tematiche assume una valenza mitica. Il tentativo di esprimere (e di im-primere) il mondo, interno o esterno che sia, non è che Mito, cioè la struttura esplicativa di un racconto, perché tale è da considerarsi l’intera opera di un artista.
La novità di questi ultimi lavori è la consapevolezza di questo passaggio ‘verso il mito‘, come una destinazione più vera e profonda dell’umano operare. C’è bisogno di mito. Coscienza e mito. E di una nuova riflessione su questo rapporto.


Ferruccio Pellegrini
2005
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