Tristano Casarotto
tecniche di affresco
 
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Italia (Italie) 




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L'impressionante mole di affreschi dipinti su tela da Tristano Casarotto costituisce un corpus, forse unico, nel variegato panorama della pittura veneta contemporanea. I critici, a proposito, hanno parlato di "sentimento del tempo" come dimensione imprigionata, per così dire, nel flusso inventivo del maestro di Pove del Grappa. Si tratta, in ogni caso, di un tempo della coscienza creativa, affascinata da un lato dai ricordi di antichi affreschi (molti dei quali osservati lungamente fin dal mitico periodo dell'adolescenza) e, dall'altro, dalla consapevole assunzione di determinati modelli di grandi artisti.
Sotto quest'ultimo profilo, l'operazione di Casarotto richiama inevitabilmente il recente movimento di Citazionismo; un movimento che mira a creare opere d'arte mediante citazioni, più o meno esplicite, di opere di altri artisti. L'artista vicentino, in ogni caso, cita solo raramente opere di altri artisti (ricordiamo un significativo "omaggio" a Jacopo Bassano), preferendo inventarsi resti di antichi affreschi, comprese le meridiane ed i particolari decorativi di facciate di palazzi. La sua visione figurativa, quindi, appare, del tutto originale, rivolta soprattutto al recupero nostalgico di frammenti di muri accostati deliberatamente tra di loro ed evocanti immagini di figure, di Santi, di Angeli, immersi in un'atmosferica di armoniose variazioni cromatiche, tipiche della tecnica dell'affresco: bianchi calcinosi, rosa, bruni, rossi, qualche verde e qualche blu. Una pittura, quindi, di ricordi, di suggestioni legate alla grande stagione del primo e secondo Rinascimento veneto e toscano, con qualche richiamo alla pittura popolare e decorativa ad affresco disseminata un po' ovunque nel territorio delle Tre Venezie in chiese e ville, anche di scarsa importanza artistica.
Il tempo e la memoria: è il significativo titolo di un dipinto di Tristano Casarotto ed è anche una sintesi del suo messaggio estetico. Il tempo come dimensione culturale ma anche come inesorabile distruttore di affreschi antichi ancora reperibili sui muri corrosi dalla salsedine o rovinati dall'indifferente mano dell'uomo. E la memoria dell'artista possiamo considerarla come la salvatrice di tali reperti, spesso armoniosamente accostati a immagini di fiori, di frutta, di dolci maternità, di finestre e poggioli affacciati sulle ridenti vie di Bassano o di Asolo. Una memoria tipicamente veneta, legata ad un clima dolce ed affabile, frutto dell'instancabile ricerca di un uomo, come Casarotto, schivo e ricco di umanità e di sollecitazioni culturali. Un uomo sensibile ed ispirato che nelle sue opere compie, ancora una volta, il miracolo di far rivivere un "tempo ritrovato" (per usare un termine proustiano): quello del ricordo nostalgico e luminoso, fermato per sempre nella esatta e poetica dimensione di una superficie dipinta ad affresco.

Ottorino Stefani